Si apre il 26 gennaio alle ore 10,00 alla libreria Mursia di Milano (via Galvani, 24) la mostra fotografica La Spezia città di Exodus: un racconto per immagini delle vicende delle migliaia di ebrei sopravvissuti all’Olocausto che, tra il 1945 e il 1948, partirono dalle coste italiane per raggiungere la Palestina, allora protettorato britannico chiuso all’immigrazione.
La mostra fotografica realizzata da Progetto Exodus, Istituzione per i servizi culturali del Comune della Spezia, sarà aperta da lunedì a venerdì dalle 9, 30 alle 19,00 fino al 2 febbraio 2007.
La città della Spezia è conosciuta come “Porta di Sion”, dalla città partirono infatti molte delle navi dell’organizzazione clandestina Aliàh Bet (letteralmente seconda immigrazione) che in Italia faceva capo a Ada Sereni autrice del libro I clandestini del mare che proprio in questi giorni Mursia ripropone in libreria. Dal libro è tratto lo sceneggiato in onda su Raiuno il 28 e 29 gennaio prossimi.
Le straordinarie immagini fotografiche della mostra spezzina prendono il via dal maggio del 1946 quando la città ligure si trovò al centro della crisi internazionale scoppiata sulla questione dell’immigrazione ebraica. Sui moli spezzini erano in allestimento due imbarcazioni il Fede e il motoveliero Fenice pronte a trasportare 1.014 profughi. Gli inglesi bloccarono l’uscita delle navi ma una straordinaria mobilitazione della popolazione, la resistenza dei profughi e la presenza della stampa mondiale convinsero le autorità britanniche a togliere il blocco e a lasciar partire le navi.
Un anno dopo nel cantiere dell’Olivo a Porto Venere venne ristrutturata la nave che divenne simbolo dell’immigrazione ebraica, un goffo e pesante battello venne trasformato nella nave Exodus che con 4.515 profughi, stivati su quattro piani partì alla volta della Palestina. Intercettata dai cacciatorpediniere britannici venne colpita davanti a Kfar Vitkin. Molti dei passeggeri, profughi sopravvissuti ai lager, morirono nelle acque tra Netanya e Haifa. |