COMUNICATI STAMPA

 

Comunicato stampa 16/2007

 

“CAMICETTE NERE”: LE STORIE E
LE SFIDE DELLE DONNE DI DESTRA. IN LIBRERIA OGGI.

 

Fasciste, ausiliarie, missine, intellettuali, militanti, dirigenti politici, parlamentari, le donne della destra italiana per la prima volta escono dal silenzio e raccontano le loro storie politiche, umane e ideali.
A raccoglierle e a raccontarle nel libro “Camicette nere. Donne di lotta e di governo da Salò ad Alleanza Nazionale(Mursia) è Annalisa Terranova, giornalista del Secolo d’Italia ed ex militante del Movimento Sociale.
Il suo saggio, in libreria oggi, apre uno squarcio originale e inedito sulla storia della destra italiana.
Annalisa Terranova dà voce alle donne che raccontano la loro “versione” della storia destra italiana. Si comincia dalle ausiliarie, le antenate della destra italiana postbellica. Furono cinquemila le volontarie che durante l’ultimo anno di guerra si arruolarono nella Repubblica di Salò. Donne comuni che con la loro scelta demolirono l’idea della “donna fascista, fattrice di figli a maggior gloria della potenza demografia del Paese”.
Le soldatesse di Mussolini, rivoluzionarie rispetto all’idea femminile dell’epoca, nel dopoguerra non si arruoleranno nelle fila dell’MSI, un partito dove la presenza femminile c’era ma non pesava. Fulminante in questo senso la risposta di donna Assunta Almirante alla Terranova: “ La storia delle donne del MSI? E quali? Perché, esistevano le donne?”.
Eppure le donne nel MSI c’erano e già negli anni Cinquanta faticosamente cercavano un ruolo nel partito e nelle istituzioni. Emblematica la figura di Jole Lattari prima deputata calabrese eletta alla Camera sotto l’insegna della fiamma tricolore. Oratrice formidabile, carismatica, un dirigente lucido e trascinante che dovette vedersela prima di tutto con l’opposizione dei suoi colleghi di partito. Negli anni Cinquanta e Sessanta per le donne di destra sembrano esserci solo ruoli di supporto: assistenza ai camerati in galera, raccolta di fondi. Per alcune, poche, anche il ruolo di redattrici nelle riviste di area come Carla de Paoli, anima della rivista L’Italiano diretta da Pino Romuladi in cui si formò gran parte dell’area intellettuale di destra; o Gianna Preda, nom de plume di Giovanna Maria Predassi firma di punta de Il Borghese, giornalista acuta, colta e appassionata.
“Nella seconda metà degli anni Sessanta”, scrive la Terranova, “La destra considerò il femminismo come un evento legato ai comportamenti privati delle donne. Non si comprese cioè che l’ideologia delle relazioni tra i sessi era tutta politica e quindi destinata a influire in profondità anche sull’immaginario delle donne e dell’Italia tutta.”
Negli anni Settanta, all’interno di un partito che si erge a difesa dei valori tradizionali le donne di destra si trovano a vivere tutte le contraddizioni umane e politiche che, dall’altra parte della barricata, scuotono anche le donne di sinistra.
Nasce in quegli anni la ricerca di “un pensiero della differenza”, che se da una parte rifiuta i paradigmi del femminismo dall’altra cerca faticosamente un ruolo all’interno dell’organizzazione del partito. Negli anni Ottanta viene preparato il terreno per sbloccare le rigidità organizzative che impediscono l’ingresso a pieno titolo delle donne in ruoli dirigenziali; negli anni Novanta le donne di destra alzano la testa e conquistano ruoli visibili all’interno di Alleanza Nazionale.
“Le finiane” è il titolo dell’ultimo capitolo del libro. “La storia delle nuove donne di destra è ancora tutta da scrivere” dice Annalisa Terranova, “La mia intenzione non era quella di fare un libro di cronaca politica ma un libro che restituisse dignità e memoria a tutte quelle donne che hanno militato a destra e che sono vittime di una sorta di amnesia bipartisan.
Eppure ci sono state e hanno lasciato un segno.”

 

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