Dai graffiti di Altamira, Font-de-Gaume, Les Combarelles, alle isole Azzorre, ai reperti della civiltà megalitica fino agli albori delle civiltà mesopotamiche ed egizia sulle tracce della misteriosa Atlantide, la civiltà scomparsa la cui eco è giunta fino a noi attraverso le parole di Platone.
Paolo Marini, ricercatore dell’Istituto di Fisica Nucleare di Frascati, ha messo la sua esperienza e il metodo scientifico al servizio di un’indagine che ha come obbiettivo svelare uno dei più affascinanti misteri della storia. Il risultato di questa indagine attraverso i millenni è nel libro: “Atlantide. Nel cerchio di Stonehenge la chiave dell’enigma” che Mursia ha recentemente mandato in libreria (pagg. 238, euro 16,50).
L’ipotesi che sviluppa Marini prende le mosse dalla glaciazione di Wurm (8500 a.C.): le variazioni climatiche di quel periodo provocarono una serie di migrazioni delle popolazioni del Magdaleniano che vivevano nella Dordogna e nella Spagna atlantica dove si erano insediati 15 mila anni fa. Queste popolazioni che raggiunsero elevati livelli di organizzazione sociale e di espressione artistica sotto la spinta delle mutazioni del loro habitat avrebbero lasciato le coste continentali per dirigersi verso le Azzorre.
La geografia delle Azzorre - che si ergono sui un vasto plateau sottomarino, grande almeno cinque volte l’attuale estensione delle isole – ha molte analogie con le descrizione della mitica Atlantide che ci sono state tramandate dagli antichi. Da queste isole sarebbe partito un nuovo, irreversibile controesodo attorno al V millennio quando la crescita del mare e alcuni violenti fenomeni vulcanici avrebbero costretto le popolazioni a ritornare sulle coste del continente. La Civiltà megalitica sarebbe nata proprio da questi profughi dell’antichità.
Marini mette a confronto la pianta di Stonehenge con la descrizione della capitale di Atlantide che fa Platone nel Crizia: entrambe le strutture sono organizzate su sei cerchi concentrici; il viale di Stonehenge che dal cerchio più interno va verso il fiume Avalon è stranamente simile al canale navigabile che – secondo Platone- congiungeva il centro della città al mare. Altri suggestivi indizi sarebbero da ricercare nelle cinque coppie di menhir che fanno da corono all’altare di Stonehenge: sono forse rappresentazione simbolica dei dieci re che governarono Atlantide secondo il mito?. Tra testi classici, ricerche archeologiche, nuovi e originali incroci di dati Marini sostiene la sua tesi e ridisegna la geografia del passato e lancia anche una nuova interessante ipotesi: la civiltà dei sumeri, quelle mesopotamiche e quella egizia avrebbero avuto gli stessi “maestri”, discendenti di quel popolo di artisti della preistoria che fondo Atlantide.
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