«Beirut, 7 febbraio 2000. Quella notte fui svegliato da un bombardamento.
Ma non come ci si potrebbe aspettare: con boati e scoppi. No, in modo impercettibile, quasi delicato.
Era notte fonda. Già il mio sonno era agitato, quando a un tratto mi destò il bip del computer che avevo lasciato acceso nella stanza accanto.
Poi ancora un altro bip, e un altro ancora, intermittenti.
È andata via la corrente, ho pensato, e mi sono alzato.
Il piccolo gruppo di continuità del computer continuava a lanciare i suoi segnali di allarme. Bip. Bip.»
È l’incipit di Le stelle di Babilonia, racconto autobiografico di Diego Brasioli, diplomatico di carriera, attuale console generale per l’Italia a Los Angeles dopo decenni di servizio nelle capitali del Medio Oriente. Il libro verrà presentato domani, 9 maggio ore 17,00, alla sala del Carroccio in Campidoglio alla presenza del sindaco Walter Veltroni.
Diplomatico e scrittore, Brasioli ha raccontato nel suo nuovo libro (la sua opera prima è stata il romanzo Il caffè di Tamer, Mursia 2002, storia di un’amicizia impossibile tra un arabo e un ebreo a Gerusalemme) ricordi, storie, impressioni di vent’anni vissuti in giro per il mondo.
Il suo sguardo si è posato sui luoghi caldi del mondo: Libano, Palestina, Giordania, Afghanistan, Iraq. Paesi dove la guerra, con tutti i suoi devastanti effetti è parte della vita quotidiana. Ed è proprio la convivenza con la guerra il filo conduttore sotteso che unisce i ricordi e i racconti di Brasioli. Non la guerra asettica che rimbalza sulle reti televisive ma quella reale, fatta di sensazioni fisiche, di dolore, di assurdità, di paradossi.
La narrazione di Brasioli comincia con un bombardamento su Beirut e si snoda di ricordo in ricordo nei luoghi dei conflitti.
Passa poi a Baghdad dove viene mandato nel 1995 per ristabilire un primo contatto ufficiale con la dirigenza irachena dopo la Guerra del Golfo. E lì, nell’ambasciata italiana devastata dai vandali e dalle intemperie, riesce a salvare solo una logora bandiera italiana e, casi strani della vita, un libro di scuola illustrato dal padre. Segni di vita normale nella devastazione.
Prosegue nei campi profughi palestinesi del Libano dove, dalla voce di un medico, raccoglie la storia di Selim il matto, un vecchio palestinese disabile che in sessant’anni di vita ha vissuto solo nei campi profughi affidato alla clemenza di Dio e alla carità degli altri. Attraverso la storia di Selim, Brasioli ci conduce nel cuore stesso della vicenda palestinese tracciando con precisione le tappe e i punti chiave del conflitto.
Scorrono in queste pagine episodi del recente passato, fatti che appartengono alla cronaca più che alla storia: il primo attentato kamikaze a Beirut, il bombardamento dell’hotel Palestine a Baghdad, l’invasione del Kuwait e la guerra del golfo. Di ogni evento Brasioli ci restituisce un frammento che ha visto e vissuto direttamente. Frammenti che insieme ricostruiscono un quadro dominato dalla tristezza e dalla compassione del narratore e proprio per questo di drammatica intensità.
La guerra con la sua fisicità fatta di odori, suoni, silenzi, e le vittime sono protagoniste di questo racconto che, seguendo le tappe della carriera di Brasioli, si sposta poi oltreoceano a Los Angeles, la città più a ovest di Babilonia.
Negli Stati Uniti il punto di vista sulla guerra improvvisamente si ribalta. “Sembra di essere nelle retrovie della realtà”, scrive Brasioli. L’eco dei conflitti arriva distante, niente foto di morti sui giornali. Niente in California ricorda la guerra.
Eppure c’è. Non solo nella realtà negata dai media ma anche nel ricordo di una vecchia signora tedesca sopravvissuta al bombardamento di Berlino.
È proprio a Magdalena con i suoi ricordi di bambina, vittima di una guerra ormai lontana nel tempo, che L’Autore si affida per rappresentare tutte le contraddizioni di un Paese che oggi come ieri è entrato in guerra in nome della difesa della democrazia e della libertà.
“Le stelle di Babilonia” è un racconto onesto, senza filtri, dove i personaggi, tutti reali, i fatti, i luoghi compongono un mosaico del mondo complesso, contraddittorio, dove è difficile tracciare i confini tra giusto e sbagliato. Anche per un diplomatico.
Diego Brasioli è nato a Roma nel 1961. Diplomatico di carriera dal 1986, ha vissuto in Pakistan, Giordania, Libano e da ultimo a Los Angeles. Con Mursia ha pubblicato Il caffè di Tamer, storia di una tragica amicizia tra un arabo e un ebreo. Brasioli ha devoluto i ricavi di questo libro a Emergency per il Centro pediatrico di Mayo - Khartoum, Sudan. |