Tra memoria e fornelli è nato Il mangiar bene, ricettario dei piatti della tradizione italiana, firmato da Renzo Bagnasco e Nada Boccalatte che Mursia manda in libreria in questi giorni ( pagg 1200, euro 39,00).
Dagli antipasti ai dolci 1927 ricette della migliore tradizione gastronomica regionale italiana organizzate per portate e consultabili attraverso una serie di indici analitici suddivisi per portate, ingredienti e regioni.
Da “acciughe crude”, la ricetta numero uno , fino all’ultima, “vino fatto con i fichi” i due autori hanno tracciato un percorso gastronomico che attraversa tutta la Penisola descrivendo, con un stile chiaro che ne rende facile la realizzazione, i piatti che meglio esprimono la tradizione italiana a tavola.
Gli ingredienti delle ricette sono quelli offerti dal territorio in cui hanno origine e che oggi sono facilmente reperibili in tutta Italia in tutti i mesi dell’anno; l’esecuzione dei piatti è spiegata con un linguaggio semplice e riporta anche gli utensili necessari per realizzarla. Tra gli obiettivi del libro, oltre a quello di far conoscere i piatti italiani, c’è anche quello di restituire al lettore tutte le conoscenze che una volta facevano parte della dote di una massaia: da saper scegliere i tagli di carni o i trucchi per riconoscere il pesce fresco, alle ricette per “riciclare” gli avanzi del giorno precedente o preparare il cenone di Capodanno, ai suggerimenti per preparare la tavola a regola d’arte o per salvare un tovaglia macchiata maldestramente.
Un ricettario utile e curioso che non trascura, nella parte iniziale, il racconto storico sull’evoluzione della cucina regionale e si preoccupa anche di riportare alla luce piatti di cui ormai si è persa la memoria, come lo sguazzetto alla bechera del Veneto o il cunigghiu sarvaggiu usurfarato della Sicilia. Ricette, ingredienti e storie descritti oltre essere gustosi hanno un fortissimo potere evocativo e giocano sul sottile rapporto tra palato e memoria: ciascun lettore può trovare tra le migliaia di piatti descritti almeno un sapore del proprio passato che pensava perduto e che, adesso, potrà provare nuovamente.
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