COMUNICATI STAMPA

 

Comunicato stampa 28
luglio 2007

 

La guerra d’Algeria e «il piano Pouget», l’alleanza mancata tra paras francesi e i fellagha del Front de Libération Nazionale nel saggio di Gianfranco Peroncini,
IL SILLOGISMO IMPERFETTO (MURSIA). In libreria

 

Un’alleanza con le forze più militanti del Front National de Libération per costruire la nouvelle Algerie. Era questa l’idea che stava alla base del “piano Pouget”, messo a punto dal maggiore dei paras Jean Pouget pochi mesi dopo la “battaglia d’Algeri” e l’indomani della mobilitazione dei pieds noir che chiedevano il mantenimento dello governo francese in Algeria (13 maggio 1958). Il piano prevedeva la liberazione di Yacef Saadi, responsabile della Zone autonome d’Alger per l’Fln, condannato a morte per reati di terrorismo, un suo appello per il cessate il fuoco e l’integrazione di alcuni dirigenti dell’organizzazione clandestina nel comitato di salute pubblica algerino.
A riportare alla luce questa pagina poco nota della guerra d’Algeria è Gianfranco Peroncini che nel saggio “IL SILLOGISMO IMPERFETTO. LA GUERRA D’ALGERIA E IL PIANO POUGET” (MURSIA 2007, PAGG. 808, EURO 26,00), in libreria in questi giorni, ricostruisce con una puntigliosa ricerca documentale la vicenda algerina dandone una chiave di lettura originale che offre molti spunti di riflessione anche sulle guerre di oggi.
“Le vicende della guerra d’Algeria sono tornate d’attualità con “l’affaire Aussaresses”, le terribili memorie-verità dell’ alto ufficiale francese hanno scoperchiato i bassifondi dell’ultimo grande tabù del passato coloniale francese. La lezione di quelle vicende, cioè l’apparente l’incapacità di una democrazia occidentale di venire a capo di un’ondata terrorista devastante, preoccupa e fa riflettere anche sui conflitti di oggi dove altre campagne terroristiche lanciano il guanto di sfida per fare cadere il mondo nella trappola della radicalizzazione, del fanatismo, dell’estremismo settario, dell’odio di razza e di religione, dello scontro di civiltà”. spiega Peroncini.
Ne IL SILLOGISMO IMPERFETTO l’autore affronta i passaggi cruciali, militari e politici, della guerra d’Algeria: la questione della tortura; il coinvolgimento di Mitterand, stritolato nella mécanique dell’orrore di quei giorni complessi e drammatici; il malaise dell’esercito, il mito eroico e inquietante dei paras; il rinnegarsi della gauche francese; la rivolta e i complotti del 13 maggio; il passaggio dalla IV alla V Repubblica; i retroscena dell’attentato a colpi di bazooka contro il generale Salan, un tenebroso affaire che farà tremare dalle fondamenta la IV Repubblica. E infine, il “piano Pouget” che rappresenta il momento culminante di un processo che attraversa tutte le fasi del conflitto per disegnare l’incontro, esistenziale prima, politico poi, tra le parti più coinvolte nel conflitto, i paras e fellagha del Front de Libération Nationale.
Tutto era nato lungo le piste d’Indocina e nei campi di prigionia viet-minh dove gli ufficiali francesi avevano avuto modo di riflettere sulle cause sociali e politiche di quelle guerre “rivoluzionarie”. Dopo Dien Bien Phu i militari che si trovarono a combattere in Nordafrica non volevano essere il braccio armato della repressione di una rivolta che anche uomini come Mitterand consideravano ingiustificata. Volevano “capire”.
Tra i reparti operativi francesi nacque allora un sentimento di simpatia – nel senso etimologico del termine: “soffrire insieme” – nei confronti di quell’avversario che erano stati mandati a combattere. Lentamente, in un’omologia già “fatale”, il semplice riconoscimento del valore reciproco cominciò a precisarsi sino ad assumere connotati precisi. Pochi mesi dopo la fine della “battaglia d'Algeri”, un gruppo di ufficiali paras pensò la “grande eresia”: la possibilità di costruire la nouvelle Algérie con il concorso delle forze più militanti dell’Fln. Un disegno organico, che aveva alle spalle il passo di due divisioni di paracadutisti, per porre fine alla guerra d'Algeria.
Il “destino” e il generale de Gaulle vollero diversamente.

 

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