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Emilio
Cambiaghi è un tifoso juventino. Un tifoso che, come scrive
nella introduzione del suo libro MANUALE DI AUTODIFESA DEL TIFOSO
JUVENTINO (Mursia 2007, pagg. 316, euro 13,90), nella bufera di
Calciopoli si è sentito: «solo, senza voce in capitolo,
stretto tra l’incudine normalizzatrice dello “stile
Juve” e il martello dell’odio altrui».
Un tifoso che «ha avvertito l’esigenza di farsi sentire
e di manifestare il malcontento diffuso e rabbioso dei sostenitori
della Signora».
Senza sbraitare, senza alzare la voce, dunque in puro stile Juve,
il tifoso Cambiaghi ha dato vita a una controinchiesta sugli scandali
(Calciopoli, doping amministrativo e doping) che hanno coinvolto
la sua squadra. Il Manuale del tifoso juventino nasce così:
dalla voglia di rialzare la testa e di fornire ad altri tifosi materiale
per controbattere, carte alla mano, alle accuse.
Con un lavoro certosino di lettura, analisi, raffronto degli atti
d’inchiesta, dei testi delle intercettazioni e delle sentenze
Cambiaghi ha messo a disposizione dei tifosi, juventini e non solo,
tutti gli elementi per farsi un’idea in proprio di quello
che davvero è accaduto nel mondo del calcio in questi mesi.
Nella prima parte del libro (Calciopoli) Cambiaghi analizza (e rilegge)
tutto il materiale relativo al presunto controllo del sistema arbitrale
esercitato dalla dirigenza bianconera, per poi passare alle carte,
troppo spesso sottovalutate, riguardanti Milan, Fiorentina, Lazio
e Inter. Dopo duecento pagine l’autore tira le sue conclusioni:
in circa 100 mila telefonate intercettate (ma solo 300 usate per
sostenere l’accusa) la più grave è una dove
si parla di griglie, «un dialogo che per ammissione di Bergamo
facevano tutti». Non c’è una sola telefonata
tra Moggi e gli arbitri, per altro andati tutti assolti. A parte
Paparesta (tre mesi di inibizione per omessa denuncia e nessuna
punizione per il dossier a Gianni Letta), De Santis (quattro anni
di inibizione per Lecce-Parma), Dondarini (condannato per gare dove
non c’era la Juve), Mazzei, Babini e Puglisi (squalificati
a causa della loro vicinanza con gli ambienti milanisti) e se si
escludono Rosetti (che, in quanto torinese, non poteva arbitrare
i bianconeri), Collina, Pieri, Trefoloni e Racalbuto che non sono
nemmeno stati chiamati in causa, la domanda è d’obbligo:
«Ma allora chi favoriva la Juve?»
Dopo Calciopoli si passa ai bilanci del pallone
analizzati minuziosamente (molto utile anche il glossario iniziale
ad uso di chi non è solito destreggiarsi tra stati patrimoniali
e conti economici): dopo circa 100 pagine in cui vengono messi a
confronto e analizzati i dati di bilancio delle diverse società,
le interazioni con il mercato dei diritti televisivi e le normative
delle autorità di controllo, l’autore arriva a conclusioni
di segno diametralmente opposto a quelle avvallate dai media: la
Juve, a differenza di altre società, si è avvalsa
solo in minima parte degli escamotage tipici per far quadrare i
conti e, per il resto, non ha «spalmato i suoi debiti, non
ha venduto il marchio, non ha pagato giocatori in nero, non ha fatto
fideiussioni false, ha sempre onorato le scadenze per i saldo delle
tasse e si è sempre iscritta nei termini richiesti dal regolamento».
Infine il doping. Si parte dall’intervista-accusa
di Zeman per passare al processo che ha visto protagonista la Juventus
nelle figure del medico sociale Riccardo Agricola e dell’amministratore
delegato Antonio Giraudo. Scrive Cambiaghi: «Nessuna squadra
è mai stata così indagata, perquisita, fatta a pezzi
in ogni suo singolo aspetto. La Juve è una squadra pulita.
Delle altre non si può dire dal momento che nessuna è
mai stata indagata con la stessa precisione e accanimento».
Il vero “protagonista di pietra”
di questo libro è il sistema dei media, con i suoi giornalisti,
i suoi commentatori, i suoi opinionisti che - tranne poche eccezioni
- hanno contribuito, secondo l’autore, a creare il mito negativo
della Juventus. «Eppure sarebbe bastato leggere le carte senza
pregiudizi. Le informazioni e i dati erano a disposizione di tutti»,
dice Cambiaghi che, pur dichiarando sin dalle prime righe del libro
il suo orientamento, restituisce ai lettori un quadro completo e
il più possibile oggettivo dei fatti.
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