COMUNICATI STAMPA

 

Comunicato stampa 32
luglio 2007

 

Per i tifosi juventini arriva in libreria
Il Manuale di autodifesa di Emilio Cambiaghi (Mursia)
Una contro-inchiesta sui processi alla Signora.

Emilio Cambiaghi è un tifoso juventino. Un tifoso che, come scrive nella introduzione del suo libro MANUALE DI AUTODIFESA DEL TIFOSO JUVENTINO (Mursia 2007, pagg. 316, euro 13,90), nella bufera di Calciopoli si è sentito: «solo, senza voce in capitolo, stretto tra l’incudine normalizzatrice dello “stile Juve” e il martello dell’odio altrui». Un tifoso che «ha avvertito l’esigenza di farsi sentire e di manifestare il malcontento diffuso e rabbioso dei sostenitori della Signora».
Senza sbraitare, senza alzare la voce, dunque in puro stile Juve, il tifoso Cambiaghi ha dato vita a una controinchiesta sugli scandali (Calciopoli, doping amministrativo e doping) che hanno coinvolto la sua squadra. Il Manuale del tifoso juventino nasce così: dalla voglia di rialzare la testa e di fornire ad altri tifosi materiale per controbattere, carte alla mano, alle accuse.
Con un lavoro certosino di lettura, analisi, raffronto degli atti d’inchiesta, dei testi delle intercettazioni e delle sentenze Cambiaghi ha messo a disposizione dei tifosi, juventini e non solo, tutti gli elementi per farsi un’idea in proprio di quello che davvero è accaduto nel mondo del calcio in questi mesi.
Nella prima parte del libro (Calciopoli) Cambiaghi analizza (e rilegge) tutto il materiale relativo al presunto controllo del sistema arbitrale esercitato dalla dirigenza bianconera, per poi passare alle carte, troppo spesso sottovalutate, riguardanti Milan, Fiorentina, Lazio e Inter. Dopo duecento pagine l’autore tira le sue conclusioni: in circa 100 mila telefonate intercettate (ma solo 300 usate per sostenere l’accusa) la più grave è una dove si parla di griglie, «un dialogo che per ammissione di Bergamo facevano tutti». Non c’è una sola telefonata tra Moggi e gli arbitri, per altro andati tutti assolti. A parte Paparesta (tre mesi di inibizione per omessa denuncia e nessuna punizione per il dossier a Gianni Letta), De Santis (quattro anni di inibizione per Lecce-Parma), Dondarini (condannato per gare dove non c’era la Juve), Mazzei, Babini e Puglisi (squalificati a causa della loro vicinanza con gli ambienti milanisti) e se si escludono Rosetti (che, in quanto torinese, non poteva arbitrare i bianconeri), Collina, Pieri, Trefoloni e Racalbuto che non sono nemmeno stati chiamati in causa, la domanda è d’obbligo: «Ma allora chi favoriva la Juve?»

Dopo Calciopoli si passa ai bilanci del pallone analizzati minuziosamente (molto utile anche il glossario iniziale ad uso di chi non è solito destreggiarsi tra stati patrimoniali e conti economici): dopo circa 100 pagine in cui vengono messi a confronto e analizzati i dati di bilancio delle diverse società, le interazioni con il mercato dei diritti televisivi e le normative delle autorità di controllo, l’autore arriva a conclusioni di segno diametralmente opposto a quelle avvallate dai media: la Juve, a differenza di altre società, si è avvalsa solo in minima parte degli escamotage tipici per far quadrare i conti e, per il resto, non ha «spalmato i suoi debiti, non ha venduto il marchio, non ha pagato giocatori in nero, non ha fatto fideiussioni false, ha sempre onorato le scadenze per i saldo delle tasse e si è sempre iscritta nei termini richiesti dal regolamento».

Infine il doping. Si parte dall’intervista-accusa di Zeman per passare al processo che ha visto protagonista la Juventus nelle figure del medico sociale Riccardo Agricola e dell’amministratore delegato Antonio Giraudo. Scrive Cambiaghi: «Nessuna squadra è mai stata così indagata, perquisita, fatta a pezzi in ogni suo singolo aspetto. La Juve è una squadra pulita. Delle altre non si può dire dal momento che nessuna è mai stata indagata con la stessa precisione e accanimento».

Il vero “protagonista di pietra” di questo libro è il sistema dei media, con i suoi giornalisti, i suoi commentatori, i suoi opinionisti che - tranne poche eccezioni - hanno contribuito, secondo l’autore, a creare il mito negativo della Juventus. «Eppure sarebbe bastato leggere le carte senza pregiudizi. Le informazioni e i dati erano a disposizione di tutti», dice Cambiaghi che, pur dichiarando sin dalle prime righe del libro il suo orientamento, restituisce ai lettori un quadro completo e il più possibile oggettivo dei fatti.

 

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