COMUNICATI STAMPA

 

Comunicato stampa 38
settembre 2007

L’ESILIO DEI SOGNI, IL ROMANZO AUTOBIOGRAFICO DI LUCIANO LÀDAVAS,
VAGABONDO DEGLI OCEANI. PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA.

Trentotto traversate oceaniche, due volte Capo Horn, primo italiano a navigare a vela nei canali della Terra del Fuoco, per sei anni skipper di Giorgio Falck, amico e compagno di navigazione di Bernard Moitessier e Eric Tabarly, architetto, traduttore, scrittore ma soprattutto un animo errante alla perenne ricerca di un orizzonte. Impossibile circoscrivere la vita di Luciano Làdavas in una biografia ufficiale. La sua storia, che racconta per la prima volta nel romanzo autobiografico L’esilio dei sogni (Mursia, 2007, pagg. 374, euro 19,00. In libreria dal 15 settembre), appartiene piuttosto al mondo inquieto e appassionato dei vagabondi degli oceani, uomini in perenne “punto di vita” dotati di uno sguardo dissacratore ma appassionato sulla realtà.
Il romanzo di Làdavas è il racconto di una vita iniziata a Milano sotto i Lancaster del Bomber Command inglese, in una famiglia della buona borghesia lombarda.
L’incipit del libro di questo scrittore – navigatore è, paradossalmente, tutto cittadino, tra le vie e i suoni di una città vista con gli occhi stralunati di un bambino che segue la nonna nelle avventure quotidiane: la fila tra i loggionisti della Scala, le corse alle fontanelle dell’acqua, i riti femminili nelle stanze di vecchie e solide case. Il bambino diventa un adolescente inquieto fulminato dal nome di un luogo: Tahiti.
Chi crede che le parole possano cambiare il mondo non farà fatica a credere che l’incontro con un nome abbia potuto marcare per sempre una vita. Tahiti, o meglio il sogno di un luogo al di là dell’orizzonte, diventa un destino che porterà il giovane studente di architettura verso gli oceani.
Gli inizi nelle regate in Mediterraneo, poi la prima traversata oceanica su La goletta rossa, poi l’incontro con Eric Tabarly che gli affida il celebre Pen Duick III per un trasferimento da Tahiti a Miami. Di barca in barca fino ad incrociare la rotta con Bernard Moitessier, leggendario navigatore francese, al quale lo legherà un’amicizia fatta di barche, di mare, di avventure piccole e grandi e, soprattutto, la dimensione del navigare come perenne ricerca.
Il mare oceano, le burrasche e le bonacce, le interminabili camminate sulla coperta delle barche (“Posso dire di aver camminato oceani. Le traversate in barca a vela si fanno in gran parte a piedi, camminando avanti indietro sulla coperta”) sono le quinte davanti alle quali vanno in scena ricordi, emozioni e pensieri di una vita di avventure raccontate con il tono sommesso e a volte ironico di chi ha visto molto ma non ha perso la capacità di stupirsi e di emozionarsi: per una donna, per un brano musicale, per una bella frase.
Làdavas, navigatore aristocratico che non scende a patti con la banalità del quotidiano, sfugge alle logiche del progresso a tutti i costi, dei ritmi giornalieri scanditi dai riti sociali e persino allo stereotipo del marinaio. Oggi vive in un piccolo paese di montagna e a chi gli chiede “Abiti ancora tra i monti? Risponde caustico “ Sì…più o meno sono di passaggio.” E poi scrive: “Sempre le stesse domande. Sempre quella voglia di titillarsi la smorta fantasia con le mie navigazioni fuori porta. Oltre le colonne d’Ercole. Di là da Capo Horn e dintorni. Dietro la fragile insonnia dell’orizzonte.” .

 

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