COMUNICATI STAMPA

 

Comunicato stampa 41
Milano, settembre 2007

COMINCIA A TAVOLA LA SALVAGUARDIA DEL MARE.

LE MODE ALIMENTARI E L’IMPATTO SULL’ECOSISTEMA MARINO NEL SAGGIO
“GEOGRAFIA DEL MARE E DELLA PESCA” DI FABIANA CALLEGARI (MURSIA)
PREFAZIONE DI CARLIN PETRINI, FONDATORE DI SLOW FOOD

 

“Tutti i giorni milioni di cene a base di sushi e sashimi incidono pesantemente sull’ecosistema marino”. È la provocatoria affermazione di Fabiana Callegari, autrice per Mursia del saggio Geografia del mare e della pesca. Le basi della consapevolezza (Mursia, pp. 292, 22 Euro).
Dottore di ricerca in Geografia e collaboratrice dell’Università di Scienze Gastronomiche (Parma) sui temi della Geografia del prodotto tipico, la Callegari ha tracciato nel suo libro le linee guide per capire come, e quanto, nuove abitudini alimentari proiettate su scala mondiale finiscano per essere minacce sul sistema mare. La questione può essere sintetizzata così: mangiare pesce fa bene agli uomini ma non all’ecosistema marino.
Un esempio tratto dalle statistiche pubblicate nel volume. Nel 1950 venivano pescati 0,2 milioni di tonnellate di Tonno rosso contro i 4, 5 milioni del 2003, pari al 20% della pesca mondiale. Valori in costante aumento - e ben superiori a quelli raccomandati dagli scienziati - che hanno causato una riduzione del 90% delle riserve di riproduzione del tonno. Questa specie è un anello fondamentale nella catena alimentare dell’ambiente pelagico, ma gli effetti dell’overfishing lo stanno trasformando sempre più da specie dominante a specie rara, con il rischio di intaccare gravemente l’ecosistema marino.
Complessivamente negli ultimi cinquant’anni la pesca costiera e marina, per effetto dell’incremento del numero di imbarcazioni e degli addetti, ma anche delle nuove tecniche e strumenti di cattura, ha registrato un incremento da 19 milioni di tonnellate del 1950 ai 90 milioni della fine del 2000.
A spingere verso una vera e propria industrializzazione del mare e della pesca è la continua e crescente domanda di pesce che arriva dalle tavole di tutto il mondo occidentale: effetto di nuove abitudini alimentari, di nuovi stili di vita, di mode gastronomiche promosse da chef influenti come delle pop star. Risultato: mangiamo meglio senza curarci della catena produttiva che sta saccheggiando i mari.
“Se nei prossimi anni aumenterà la consapevolezza che ‘mangiare è un atto agricolo’, per usare le parole di Wendell Berry, allora si saranno create le condizioni culturali per giungere ad un uso più giusto e più equo delle risorse e al riconoscimento del loro reale valore”. sostiene la Callegari nel suo libro.
Anche per il pesce in tavola, così come è già avvenuto per altri prodotti, deve imporsi un consumo consapevole: specie locali, nella stagione giusta e in piccole quantità.
“La consapevolezza nasce dalla conoscenza del valore di quello che mangiamo. Come disse un pescivendolo del XIX secolo a un cliente che mercanteggiava sul prezzo di un merluzzo: “non è pesce, quello che state comprando: è la vita stessa degli uomini”.

L’autrice
Fabiana Callegari, dottore di ricerca in Geografia, docente a contratto presso la Facoltà di Architettura (Dipartimento Polis) dell’Università degli Studi di Genova, attualmente collabora con l’Università di Scienze Gastronomiche sui temi della Geografia del prodotto tipico. Autrice di numerosi contributi scientifici nel campo della geografia culturale, ha pubblicato il volume Sistema costiero e complessità culturale. Elementi geografici per la gestione integrata (Patron Editore, 2003).

 

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