COMUNICATI STAMPA

 

Comunicato stampa 45
ottobre 2007

L’EPOPEA DEL VIAGGIO AL FEMMINILE:
“IL GIRO DEL MONDO IN 72 GIORNI”
DELL’INTRAPRENDENTE CRONISTA DEL “WORLD” DI PULITZER

«Gli americani uscirono di casa per tributare omaggio a una ragazza americana che per prima aveva conquistato il record del più veloce giro del mondo e insieme a loro gioivo anch’io del fatto che fosse proprio una ragazza americana ad averlo conquistato».
Così Nellie Bly, intraprendente cronista del quotidiano newyorkese “World” diretto da Joseph Pulitzer, commenta la conclusione della sua singolare impresa: battere Mr Fogg, l’aristocratico viaggiatore nato dalla penna di Jules Verne, e fare il giro del mondo in meno di 80 giorni.
Il reportage giornalistico di Miss Bly è oggi disponibile nel libro Il giro del mondo in 72 giorni (pp. 272, 17,00 Euro) edito da Mursia a cura di Luisa Cetti.
Nellie Bly (1864-1922) – pseudonimo di Elisabeth Cochrane – è nota per le sue inchieste giornalistiche e per le interviste a personaggi dell’epoca, fra cui quella all’anarchica Emma Goldman, rinchiusa nelle prigioni di New York nel 1893 (il testo è riportato in appendice al libro). Calandosi nei panni delle donne internate in manicomio o rinchiuse in carcere, delle operaie in fabbrica o delle domestiche a ore, descrive realtà poco note o denuncia torti e ingiustizie, diventando presto l’emblema del nuovo tipo di giornalismo voluto da Pulitzer per il “New York World”: aggressivo, popolare, facilmente leggibile, teso non solo a registrare le notizie, ma anche a scovarle all’interno della società americana e nel mondo intero.
Per incuriosire i lettori e promuovere le vendite, Pulitzer accoglie dunque con favore l’idea della sua giornalista di punta: una donna che s’imbarca nell’impresa di fare un viaggio attorno al mondo nel più breve tempo possibile e ne invia i resoconti al giornale tappa dopo tappa.
La corsa contro il tempo raccontata ne Il giro del mondo in 72 giorni inizia il 14 novembre 1889. La giornalista 24enne salpa da New York a bordo della nave Augusta diretta in Europa e inizia un viaggio che la condurrà a Londra, Calais, Brindisi, Port Said, Ismailia, Suez, Aden, Colombo, Penang, Singapore, Hong Kong, Yokohama, San Francisco. Dopo settantadue giorni raggiungerà di nuovo New York il 25 gennaio 1890, accolta trionfalmente dai suoi compatrioti.
Nellie affronta la sua avventura con determinazione, ma anche con un pizzico di vanità femminile. Nel suo bagaglio – una sola borsa in cui deve lottare per far entrare tutto – non può mancare un barattolo di crema idratante per il viso, ma spicca l’assenza di una Kodak, dimenticata a casa nella fretta dei preparativi. Il suo essere donna viaggiatrice nel XIX secolo le procura anche qualche fastidio, come il divieto di entrare nel tempio maomettano a Singapore. «“Perché?, chiesi, curiosa di sapere perché l’appartenenza al mio sesso mi debba escludere da un tempio in terre pagane, così come mi relega alle entrate di servizio degli alberghi in America, oltre ad altri strani disagi”».
Il giro del mondo in 72 giorni raccoglie le annotazioni di Nellie sui compagni di viaggio e sulle tappe del suo itinerario, mostrando il punto di vista di un’americana sul resto del mondo. La scrittura è secca, lo stile asciutto tipico del giornalista, che commenta le situazioni di cui è testimone. Non c’è il tempo di soffermarsi a scoprire e descrivere la cultura dei popoli che incontra. Sono consentite solo poche digressioni, rese possibili da ritardi e incidenti di percorso. Con gli occhi dell’americana Nellie si scoprono così usi e costumi d’Oriente: Miss Bly assiste a un funerale in Malesia, indaga sulle torture e sulle esecuzioni in Cina, festeggia il Capodanno con un brindisi a Canton.
Scoop nello scoop, in Europa Nellie fa tappa a Parigi, dove il corrispondente del “World” le organizza un incontro con Jules Verne a casa dello scrittore. «”Se riuscirete a farlo in settantanove giorni, applaudirò con entusiasmo”, disse Verne e capii allora che dubitava della possibilità che riuscissi in settantacinque giorni, come avevo promesso. In mio onore, tentò di parlarmi in inglese e ci riuscì dicendo, quando il mio bicchiere sfiorò il suo: “Good luck, Nellie Bly”».

Luisa Cetti, nata a Lenno (Como) nel 1949, vive e lavora a Milano. Autrice di Donne, lavoro e politica nell’America degli anni Trenta (1983) e di Un falanserio a New York (1993), ha pubblicato sulla rivista “Risorgimento” ha pubblicato le lettere dall’America di Piero Maroncelli e ha curato la pubblicazione del diario di viaggio di Francesco Arese, Da New York al selvaggio West nel 1837 (2001).

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