| «Gli americani
uscirono di casa per tributare omaggio a una ragazza americana che
per prima aveva conquistato il record del più veloce giro
del mondo e insieme a loro gioivo anch’io del fatto che fosse
proprio una ragazza americana ad averlo conquistato».
Così Nellie Bly, intraprendente cronista
del quotidiano newyorkese “World” diretto da Joseph
Pulitzer, commenta la conclusione della sua singolare impresa:
battere Mr Fogg, l’aristocratico viaggiatore nato dalla penna
di Jules Verne, e fare il giro del mondo in meno di 80 giorni.
Il reportage giornalistico di Miss Bly è oggi disponibile
nel libro Il giro del mondo in 72 giorni (pp.
272, 17,00 Euro) edito da Mursia a cura
di Luisa Cetti.
Nellie Bly (1864-1922) – pseudonimo di Elisabeth
Cochrane – è nota per le sue inchieste giornalistiche
e per le interviste a personaggi dell’epoca, fra cui quella
all’anarchica Emma Goldman, rinchiusa nelle prigioni di New
York nel 1893 (il testo è riportato in appendice al libro).
Calandosi nei panni delle donne internate in manicomio o rinchiuse
in carcere, delle operaie in fabbrica o delle domestiche a ore,
descrive realtà poco note o denuncia torti e ingiustizie,
diventando presto l’emblema del nuovo tipo di giornalismo
voluto da Pulitzer per il “New York World”: aggressivo,
popolare, facilmente leggibile, teso non solo a registrare le notizie,
ma anche a scovarle all’interno della società americana
e nel mondo intero.
Per incuriosire i lettori e promuovere le vendite, Pulitzer accoglie
dunque con favore l’idea della sua giornalista di punta: una
donna che s’imbarca nell’impresa di fare un viaggio
attorno al mondo nel più breve tempo possibile e ne invia
i resoconti al giornale tappa dopo tappa.
La corsa contro il tempo raccontata ne Il giro del mondo
in 72 giorni inizia il 14 novembre 1889. La giornalista
24enne salpa da New York a bordo della nave Augusta diretta in Europa
e inizia un viaggio che la condurrà a Londra, Calais, Brindisi,
Port Said, Ismailia, Suez, Aden, Colombo, Penang, Singapore, Hong
Kong, Yokohama, San Francisco. Dopo settantadue giorni raggiungerà
di nuovo New York il 25 gennaio 1890, accolta trionfalmente dai
suoi compatrioti.
Nellie affronta la sua avventura con determinazione, ma anche con
un pizzico di vanità femminile. Nel suo bagaglio –
una sola borsa in cui deve lottare per far entrare tutto –
non può mancare un barattolo di crema idratante per il viso,
ma spicca l’assenza di una Kodak, dimenticata a casa nella
fretta dei preparativi. Il suo essere donna viaggiatrice nel XIX
secolo le procura anche qualche fastidio, come il divieto di entrare
nel tempio maomettano a Singapore. «“Perché?,
chiesi, curiosa di sapere perché l’appartenenza al
mio sesso mi debba escludere da un tempio in terre pagane, così
come mi relega alle entrate di servizio degli alberghi in America,
oltre ad altri strani disagi”».
Il giro del mondo in 72 giorni raccoglie
le annotazioni di Nellie sui compagni di viaggio e sulle tappe del
suo itinerario, mostrando il punto di vista di un’americana
sul resto del mondo. La scrittura è secca, lo stile asciutto
tipico del giornalista, che commenta le situazioni di cui è
testimone. Non c’è il tempo di soffermarsi a scoprire
e descrivere la cultura dei popoli che incontra. Sono consentite
solo poche digressioni, rese possibili da ritardi e incidenti di
percorso. Con gli occhi dell’americana Nellie si scoprono
così usi e costumi d’Oriente: Miss Bly assiste a un
funerale in Malesia, indaga sulle torture e sulle esecuzioni in
Cina, festeggia il Capodanno con un brindisi a Canton.
Scoop nello scoop, in Europa Nellie fa tappa a Parigi, dove il corrispondente
del “World” le organizza un incontro con Jules Verne
a casa dello scrittore. «”Se riuscirete a farlo in settantanove
giorni, applaudirò con entusiasmo”, disse Verne e capii
allora che dubitava della possibilità che riuscissi in settantacinque
giorni, come avevo promesso. In mio onore, tentò di parlarmi
in inglese e ci riuscì dicendo, quando il mio bicchiere sfiorò
il suo: “Good luck, Nellie Bly”».
Luisa Cetti, nata a Lenno (Como)
nel 1949, vive e lavora a Milano. Autrice di Donne, lavoro e
politica nell’America degli anni Trenta (1983) e di Un
falanserio a New York (1993), ha pubblicato sulla rivista “Risorgimento”
ha pubblicato le lettere dall’America di Piero Maroncelli
e ha curato la pubblicazione del diario di viaggio di Francesco
Arese, Da New York al selvaggio West nel 1837 (2001).
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