COMUNICATI STAMPA

 

Comunicato stampa 49
ottobre 2007

ELENA DI FRANCIA, LA PRINCIPESSA CHE NON PIACEVA AL DUCE
In libreria «La principessa beduina» di Camillo Albanese, la prima biografia sulla duchessa d’Aosta, moglie di Emanuele Filiberto

Elena di Francia, duchessa d’Aosta, moglie di Emanuele Filiberto, non piaceva a Benito Mussolini.
Più volte i comportamenti della duchessa, donna indipendente e decisamente fuori dai canoni femminili cari alla propaganda fascista, misero in difficoltà il regime.
In piena campagna per le leggi razziali una rivista pubblicò le foto che la ritraevano con alcuni capi africani con la didascalia: “Ecco lo scandalo di un personaggio italiano che fa comunella con i selvaggi.” Per evitare frizioni con la casa reale il Duce fu costretto a chiedere a Starace una precipitosa rettifica.
Edoardo Borra, che fu anche medico personale di Amedeo D’Aosta, ricorda che se la duchessa chiedeva udienza al Duce «questi gliela concedeva subito dopo essersi rabbuiato».
Sono alcuni degli episodi raccontati in La principessa beduina. L’avventurosa vita di Elena di Francia duchessa di Aosta di Camillo Albanese ( Mursia, pagg. 272, euro 18,00), la prima e unica biografia dedicata a una delle figure femminili più originali e affascinanti delle dinastia Savoia-Aosta.
Sin da titolo il libro segnala la passione per i viaggi che segnò tutta la vita di Elena, viaggiatrice curiosa e instancabile fece dell’Africa la sua meta prediletta.
Nel 1907 con il marito Emanuele Filiberto il primo viaggio in nave ad Alessandria dove lo stesso Duca aveva scelto come guida il capitano Maurizio Piscicelli de Vito, ufficiale di nobile famiglia napoletana che aveva combattuto nella guerra contro i Turchi ed aveva esplorato vaste zone africane.
Il viaggio durò sei mesi: dall’Egitto fino in Uganda. Fu il primo di una lunga serie di avventure africane: tra il 1909 e il 1933 Elena compirà altri 4 viaggi in Africa e un giro del mondo. Piscicelli diventò il suo inseparabile compagno di viaggio. Era in Asia con lei nel 1914 ma quando seppe che l’Italia stava per entrare in guerra contro l’Austria tornò rapidamente in patria per combattere. La morte di Piscicelli a Caporetto privò la duchessa di un amico che non finì mai di rimpiangere.
Nella tragedia della Grande guerra, come già aveva fatto nella guerra di Libia, Elena si ritagliò un ruolo da protagonista. Comandò il Corpo delle Infermiere della Croce Rossa e si impegnò nella riorganizzazione dei servizi di assistenza non senza frizioni con il Corpo sanitario dell’esercito. Fu decorata con la Medaglia d’argento al valor militare.
Il suo impegno civile la portò sempre in prima linea: a Napoli dove si trasferì nel 1905 con il marito si dedicò ad alleviare le sofferenze dei poveri e diseredati, a Messina e Reggio Calabria sconvolte dal terremoto del 1908; durante il secondo conflitto mondiale si adoperò in prima persona per portare assistenza ai feriti e alle famiglie del capoluogo campano.
Amedeo di Savoia, duce d’Aosta, nipote di Elena scrive nella prefazione: «Mia nonno era francese, inglese e italiana allo stesso tempo, quindi europea ante litteram, e poi africana, beduina. Una donna cosmpolita, senza pregiudizi, pronta a calarsi nella varietà umana con cui di volta in volta veniva a contatto.»
Elena nata il 13 giugno 1871 in Inghilterra, figlia di Filippo d’Orleans e dell’infanta Isabella, è stata quella di una donna che ha vissuto fuori dalle regole del suo tempo: intelligente, passionale, temeraria, testarda, dotata di grande fascino non si lasciò mai rinchiudere nella rigida gabbia del protocollo di Corte. Sopravvisse alla morte dei due figli, Amedeo e Aimone, il primo morto in guerra e il secondo a Buenos Aires nel 1948.
La duchessa di Aosta si spense il 20 gennaio 1951 a Castellamare di Stabia. I funerali si tennero nel Duomo della città i in un delirio di folla che piangeva quella che a tutti gli effetti era stata la Regina di Napoli.

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