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Elena
di Francia, duchessa d’Aosta, moglie
di Emanuele Filiberto, non piaceva a Benito Mussolini.
Più volte i comportamenti della duchessa, donna indipendente
e decisamente fuori dai canoni femminili cari alla propaganda fascista,
misero in difficoltà il regime.
In piena campagna per le leggi razziali una rivista pubblicò
le foto che la ritraevano con alcuni capi africani con la didascalia:
“Ecco lo scandalo di un personaggio italiano che fa comunella
con i selvaggi.” Per evitare frizioni con la casa reale il
Duce fu costretto a chiedere a Starace una precipitosa rettifica.
Edoardo Borra, che fu anche medico personale di Amedeo D’Aosta,
ricorda che se la duchessa chiedeva udienza al Duce «questi
gliela concedeva subito dopo essersi rabbuiato».
Sono alcuni degli episodi raccontati in La principessa beduina.
L’avventurosa vita di Elena di Francia duchessa di
Aosta di Camillo Albanese ( Mursia, pagg. 272, euro 18,00), la prima
e unica biografia dedicata a una delle figure femminili più
originali e affascinanti delle dinastia Savoia-Aosta.
Sin da titolo il libro segnala la passione per i viaggi che segnò
tutta la vita di Elena, viaggiatrice curiosa e instancabile fece
dell’Africa la sua meta prediletta.
Nel 1907 con il marito Emanuele Filiberto il primo viaggio in nave
ad Alessandria dove lo stesso Duca aveva scelto come guida il capitano
Maurizio Piscicelli de Vito, ufficiale di nobile
famiglia napoletana che aveva combattuto nella guerra contro i Turchi
ed aveva esplorato vaste zone africane.
Il viaggio durò sei mesi: dall’Egitto fino in Uganda.
Fu il primo di una lunga serie di avventure africane: tra il 1909
e il 1933 Elena compirà altri 4 viaggi in
Africa e un giro del mondo. Piscicelli diventò il
suo inseparabile compagno di viaggio. Era in Asia con lei nel 1914
ma quando seppe che l’Italia stava per entrare in guerra contro
l’Austria tornò rapidamente in patria per combattere.
La morte di Piscicelli a Caporetto privò la duchessa di un
amico che non finì mai di rimpiangere.
Nella tragedia della Grande guerra, come già aveva fatto
nella guerra di Libia, Elena si ritagliò un ruolo da protagonista.
Comandò il Corpo delle Infermiere della Croce Rossa e si
impegnò nella riorganizzazione dei servizi di assistenza
non senza frizioni con il Corpo sanitario dell’esercito. Fu
decorata con la Medaglia d’argento al valor militare.
Il suo impegno civile la portò sempre in prima linea: a Napoli
dove si trasferì nel 1905 con il marito si dedicò
ad alleviare le sofferenze dei poveri e diseredati, a Messina e
Reggio Calabria sconvolte dal terremoto del 1908; durante il secondo
conflitto mondiale si adoperò in prima persona per portare
assistenza ai feriti e alle famiglie del capoluogo campano.
Amedeo di Savoia, duce d’Aosta, nipote di Elena scrive
nella prefazione: «Mia nonno era francese, inglese
e italiana allo stesso tempo, quindi europea ante litteram, e poi
africana, beduina. Una donna cosmpolita, senza pregiudizi, pronta
a calarsi nella varietà umana con cui di volta in volta veniva
a contatto.»
Elena nata il 13 giugno 1871 in Inghilterra, figlia di Filippo d’Orleans
e dell’infanta Isabella, è stata quella di una donna
che ha vissuto fuori dalle regole del suo tempo: intelligente, passionale,
temeraria, testarda, dotata di grande fascino non si lasciò
mai rinchiudere nella rigida gabbia del protocollo di Corte. Sopravvisse
alla morte dei due figli, Amedeo e Aimone, il primo morto in guerra
e il secondo a Buenos Aires nel 1948.
La duchessa di Aosta si spense il 20 gennaio 1951 a Castellamare
di Stabia. I funerali si tennero nel Duomo della città i
in un delirio di folla che piangeva quella che a tutti gli effetti
era stata la Regina di Napoli.
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