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Olghina
di Robilant , giornalista sferzante e acuta osservatrice
del bel mondo e degli usi e costumi sociali, non ha dubbi: snob
è colui, o colei, che non ha nobiltà d’animo
e di cuore. E poco importa se ha sangue blu nelle vene.
Nel suo nuovo libro SNOB (Mursia, pp 376,
euro 19,00), da poco in libreria, Olghina di Robilant
ha tessuto un divertente affresco sociale che mette
alla berlina quelli che vorrebbero essere a tutti i costi un “de”
o un “zu” o un “don” pur di ottenere il
proprio posto al sole in un salotto “in” ma anche vecchie
corone per lo più anonime e nuovi Paperoni arrivisti danarosi.
Ne è nato un libro gustosissimo che attraverso
il racconto di aneddoti, che ripercorrono cinquant’anni della
nostra storia, castiga senza pietà i comportamenti
snob e allo stesso tempo fornisce tante semplici regole
di buona educazione e una buona dose di spunti
di riflessione sul nostro modo di vivere.
La smania per le griffe, l’ossessione per i materiali ecologici
e per il galateo, l’ostentazione di sapere, le morbide shatoosh
prodotte sterminando incolpevoli caprette, annunciare la fine di
un matrimonio a mezzo stampa, l’ostentazione di dolore ai
funerali, credere che la nobiltà sia un fattore genetico:
tutti comportamenti che denotano snobismo.
Sotto l’occhio di Olghina passano principesse vere
come Lady Diana Spencer, nobilissima per nascita ma declassata
a snob (che detto per inciso è l’abbreviazione del
latino sine nobilitate) per gli eccessi di comunicazione; sedicenti
contesse che si esibiscono nei salotti televisivi
senza che nessuno si prenda la briga di verificare almeno l’autenticità
dei loro titoli nobiliari; nobili rampolli che si vestono come barboni
e signore delle cosiddetta “buona società” che
se ne vanno in giro vestite come delle Tutsi.
Insomma snob non si nasce ma si può diventarlo e, in fondo,
ammette Olghina “ciascuno di noi ha i suoi snobismi”
che altro non sono che i nostri difetti e le nostre debolezze che
si possono però tenere sotto controllo con una buona dose
di autoironia, di tolleranza e di generosità.
Olghina di Robilant, nata a Venezia, dopo aver
conseguito la maturità in Svizzera e studiato all’Accademia
d’Arte, ha vissuto tra Portogallo, Spagna, Francia e Italia.
Alla fine degli anni Cinquanta si è trasferita a Roma, dove
ha intrapreso l’attività giornalistica. Ha collaborato
con numerosi periodici e quotidiani italiani e americani. Protagonista
e testimone della Dolce Vita romana, ha pubblicato con vari pseudonimi
una ventina di romanzi rosa. Con Mursia ha pubblicato Nobiltà
(2005).
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