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Beppe Piroddi,
per oltre tre decenni protagonista delle cronache mondane italiane
e internazionali, racconta nell’autobiografia L’amateur
(a cura di Gigi Moncalvo, Mursia 2007, pp. 512, 23,00 Euro)
i retroscena della vita mondana italiana e internazionale: dai letti
delle donne più belle, ai salotti della finanza che conta,
ai locali e ai luoghi più esclusivi.
Un amarcord senza veli che, con ironia e autoironia, non nasconde
i vizi e gli stravizi dei personaggi più celebri del jet
set.
Si comincia da Genova, sua città d’origine, dove Piroddi
negli anni Sessanta ospitava in collina memorabili feste con ospiti
come Paolo Villaggio, Gino Paoli, Luigi Tenco e
persino Fabrizio de Andrè, sfortunato giocatore
di seven-eleven, pronto a mangiarsi un topino per non pagare un
debito di gioco.
La Genova delle bische clandestine e delle focose, quanto fedifraghe,
signore è troppo stretta per il giovane Piroddi che insieme
a Gigi Rizzi e Franco Rapetti,
forma un trio di “moschettieri” pronti a dare l’assalto
alla Swinging London.
Sono loro a imporre il mito del latin lover oltre frontiera: Odile
Rodin, Jacqueline Bisset, Brigitte Bardot, e centinaia
di altre bellissime fanno da cornice alla vita dei tre moschettieri
genovesi, che tra una festa e l’altra non tralasciano qualche
puntata al tavolo verde per sfangare la giornata.
Fortunato al gioco e in amore, meno negli affari Piroddi, è
al centro di una serie di avventure professionali che faranno rumore,
sia quando debuttano che quando chiudono.
Fonda il mitico Number One, locale cult della Roma
degli anni Sessanta, che finisce nel fumo di un attentato dinamitardo
(tutti i dettagli nel gustoso capitolo Il Number One e una bomba
di nome Kirsten) nel quale non è difficile intravedere
la lunga mano della malavita organizzata.
Negli anni Ottanta l’ingresso nel mondo della finanza prima
con Aldo Ravelli e poi con Sergio Cusani
di cui sarà socio nella IMOFIN, l’istituto immobiliare
in seguito travolto dall’inchiesta Mani Pulite che però
non lo sfiora.
Motivo: “Se Di Pietro mi avesse convocato a Palazzo di Giustizia,
la mia presenza nell’inchiesta avrebbe gettato un’ombra
su tutta Mani Pulite. I giornali avrebbero dovuto titolare: Beppe
Piroddi da Odile a Tonino di Pietro, oppure Craxi, Cusani
e il Play boy. Tutta la serietà dell’inchiesta
sarebbe andata a pallino”, spiega divertito Piroddi nel libro.
L’autobiografia di Piroddi è una galleria di personaggi
celebri raccontati senza remore: una memorabile Brigitte
Bardot, avara, che offre ai suoi ospiti solo pizzette e
accumula risparmi su un libretto postale; Montezemolo
versione famiglia che accompagna le sorelle in vacanza a Saint Tropez;
l’avvocato Agnelli che vince 3000 dollari a Gigi Rizzi, Gunter
Sachs che si rode di invidia per le donne del genovese,
Alain Delon che stenta a definire i confini tra
i suoi personaggi e la sua persona; Silvio Berlusconi
che al ristorante Torre di Pisa di Milano davanti alle bellezze
che circondano Piroddi lo apostrofa dicendo: “Tu sei bello.
Ma la bellezza poi passa…Il futuro invece sono io”.
Tranne poi confidargli in tempi non sospetti : “Senti, ho
deciso di avere donne in quantità e a livello industriale…Faccio
la televisione!”
E l’amateur, più pratico di donne che di business,
all’epoca si limitò a un laconico: “Questo è
fuori di testa”.
Un libro che racconta la storia di un’epoca con le parole
e con le immagini di un ricco inserto fotografico dove sono immortalati,
tra gli altri: Marina Doria e Diane Von
Fürstenberg, David Niven e l’armatore
Goulandris, Eunice Kennedy e Roman
Polanski; Gianmarco Moratti e Luca
di Montenzemolo versione anni Sessanta, Adnan Kashoggi
e Anna Falck, Marina Caltagirone
e persino un’inedita Claudia Schiffer agli
esordi mondani.
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