Comunicato stampa n. 21                                                                                                Marzo 2008

“Così aiutai Ada Sereni a far espatriare i profughi ebrei”. Nel libro di memorie di Gualtiero Morpurgo pagine inedite della storia dell’Aliah Bet.

Secondo Dopoguerra, la Milano appena liberata ha impressi nelle macerie i segni del conflitto che l’ha devastata. Un uomo si aggira tra la folla alla stazione con una foto e un cartello alla ricerca della madre deportata ad Auschwitz, e raccoglie così le prime testimonianze dei sopravvissuti e per primo le pubblicherà sulle pagine dell’Unità.
È l’ingegnere ebreo Gualtiero Morpurgo, che nel libro Il violino liberato  (Mursia, pp. 168, euro 15,00) racconta il secondo capitolo della straordinaria avventura della sua vita, che inizia con il ritorno il Italia dopo anni di esilio in Svizzera (questa prima parte è raccontata nel volume Il violino rifugiato, Mursia).
Così Morpurgo ricorda il suo primo contatto con l’Aliah Bet: “Venni arruolato da Raffaele Cantoni che sapeva che avevo lavorato nei Cantieri Navali di Genova. Mi avvisò che si trattava di un lavoro pericoloso, non pagato e che rischiavo di finire in qualche galera inglese. Accettai”.
Ada Sereni, l’ebrea romana che guidava l’organizzazione clandestina, gli consegna una tessera per viaggiare senza limitazi`~~?E?(oni sui mezzi militari alleati. La tessera è falsa ma questo non impedisce a Morpurgo, tra mille peripezie di fare la spola tra Milano, dove vive, e la Liguria – Spezia e Genova – per acquistare navi e adattarle al trasporto dei profughi ebrei. Con i soldati della Brigata Ebraica, travestiti da operai, lavora nel porto di Spezia per allestire le navi e assiste in prima fila alla crisi che si consumò attorno alle navi Fede e Fenice, bloccate con il loro carico di disperati a bordo. Per la sua attività nell’Aliah Bet nel 1992 riceverà da Rabin la Medaglia di Gerusalemme.
Morpurgo è uno di quegli uomini a cui la vita destina continue avventure. Dopo l’esilio in Svizzera per sfuggire ai nazi-fascisti, le peripezie clandestine dell’Aliah Bet, all’ingegnere il destino riserva un nuovo inizio, al di là dell’oceano al servizio di un’azienda elettronica italiana. 
A Santiago del Cile viene incaricato di dirigere il primo ufficio di corrispondenza dell’Ansa. Smessi i panni dell’uomo d’affari, la sera indossa quelli di giornalista e controlla il flusso di notizie battute dalle telescriventi. Nel corso degli anni si trova a documentare piccoli e grandi fatti di cronaca, politica, costume, sport: dall’impresa di Maner Lualdi che trasvola l’Atlantico a bordo del monomotore L’angelo dei bimbi ai Mondiali di calcio del 1962 giocati in Cile, ma anche i processi fallimentari ai nazisti fuggiti in Sud America – come Walter Rauff – nonché l’ascesa e la drammatica fine di Salvador Allende. 
Ad accompagnarlo in tutti i suoi viaggi l’inseparabile violino, fedele compagno di gioie e di sventure. Iniziato alla musica per sopperire alla mancanza di un padre morto in giovane età, l’ingegnere porterà le note del suo strumento in giro per il mondo facendo risuonare il violino nelle università e nei circoli culturali.
Il violino liberato è un libro di ricordi che affiorano alla memoria seguendo il filo emotivo di immagini e suggestioni, narrati con lo stile garbato ed elegant`~~?E?(e di un uomo che ha attraversato un secolo vivendo da vicino piccoli e grandi eventi della Storia del Novecento.

Gualtiero Morpurgo, ingegnere, violinista e giornalista, è nato ad Ancona nel 1913. Ha lavorato nei Cantieri Navali di Genova, ma la sua carriera venne interrotta dalle leggi razziali. Nel periodo 1943-45, braccato dai tedeschi in quanto ebreo, si è rifugiato in Svizzera, esperienza che ha raccontato nel libro Il violino rifugiato (Mursia, 2006).

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