Comunicato stampa n. 23                                                                                              Aprile 2008

 

Elogio dell’immondizia: dai cassonetti della Città Eterna il ritratto di una fragile umanità.
In libreria “Il poeta e lo spazzino” di Dante Maffia con prefazione di Walter Veltroni.

Ci vuole un poeta per trovare del bello nei sacchi dell’immondizia. Ci riesce Dante Maffia, poeta tradotto in tutto il mondo, romanziere vincitore di numerosi premi letterari e medaglia d’oro alla cultura per volere dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel suo nuovo romanzo Il poeta e lo spazzino (Mursia, pp. 200, 13,00 euro).
Una miscela di sacro e profano, trivialità e poesia, che convince anche Walter Veltroni: “Dante Maffia – afferma il leader del Pd nella prefazione – attraversa questa «monnezza» con le sue qualità di ottimo narratore e compie la magia di restituirci, da questa materia apparentemente vile, una ricchezza vitale che è bellezza e poesia.”
Maffia descrive la Città Eterna in tutta la sua variegata umanità, dai fasti del Campidoglio alla veracità della Garbatella, attraverso lo sguardo inconsueto di chi lavora per tenerla pulita. Nei cassonetti dell’immondizia si scoprono drammi e contraddizioni di una società persa nella frenesia di ciò che consuma, ma ancora capace di sognare ed emozionarsi.
Brevi racconti, mille storie insignificanti di persone sconosciute che i più non vedono, relegati ai margini delle strade.
Come quelle di Romolo e Richetto, i colleghi di Zecchinè che non se la sentono di distruggere gli album di fotografie d’altri tempi gettati via insieme ai ricordi, o di Rodolfo e Giulio, che si addormentano tra i bidoni dopo una sbronza alla Garbatella; e poi ci sono Alfonso, che trova una bimba abbandonata in un cassonetto, Virgilio, che fa sempre ritardare il camion per rovistare nei sacchi alla ricerca di oggetti da rivendere o da collezionare, e le giovani spazzine Maria Teresa, che sogna la felicità per tutti, e Angela, che si prende il tifo svuotando un sacco.
Storie che non passano inosservate al netturbino Zecchinetta, che legge nell’immondizia storie, sogni ed emozioni di una città e dei suoi abitanti.
Perché in fondo il poeta è come lo spazzino: “oggi il poeta non deve essere, deve coltivare la sua nevrosi, trovare una persona che lo sostiene moralmente ed economicamente e deve vagare per le strade cercando l’inconsueto, l’innocenza delle cose. […] Il poeta è cielo e latrina, morte e vita insieme”.

Dante Maffia è nato nel 1946 in Calabria e vive a Roma. È uno dei più autorevoli poeti italiani e le sue opere sono tradotte in molte lingue. Ha collaborato alla rubrica dei libri della RAI e ai maggiori periodici italiani. È autore di numerosi libri di poesia (Caro Baudelaire, La castità del male, Lo specchio della mente, La Biblioteca di Alessandria, Al macero dell’invisibile), di un libro per ragazzi (La regina dei gatti) e di sei romanzi (tra cui Mi faccio musulmano, Il romanzo di Tommaso Campanella, Un lupo mannaro). Ha vinto i più prestigiosi premi letterari, come Circe-Sabaudia, Stresa, Camaiore, Alfonso Gatto, Viareggio, Rhegium Julii. Nel 2004 il Presidente della Repubblica Ciampi lo ha insignito della medaglia d’oro alla cultura.

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