"Criticare il libro "Gli orfani
di Salò" di Carioti è legittimo. Ma prima bisogna leggerlo".
Mursia interviene nella polemica di San Giuliano (Pisa) per la presentazione
del libro sui giovani neofascisti del dopoguerra.
"Leggiamo con non poco stupore che a San
Giuliano (Pisa) si invoca la mobilitazione di piazza contro la presentazione
di un libro che evidentemente i consiglieri del Pd e della Sinistra democratica
non hanno letto. Quindi, per evitare discussioni infondate, abbiamo provveduto
a mandare copie omaggio del libro di Antonio Carioti "Gli Orfani di Salò"
a chi ha protestato per la concessione della sala comunale chiedendo la cortesia
di leggerlo prima di avventurarsi in critiche ingiustificate. Se avranno la
pazienza di leggerlo, si renderanno conto che si tratta di un saggio storico,
basato su documenti d'archivio e testimonianze orali, sui movimenti neofascisti
giovanili del dopoguerra non di un testo apologetico come qualcuno ha insinuato.
Documentare e spiegare le radici storiche della destra italiana nel rapporto
con la società appena uscita dalla guerra è un processo necessario
per capire molte cose anche della politica attuale.", così la casa
editrice Mursia interviene sulla querelle sorta attorno alla presentazione del
libro prevista a San Giuliano (Pisa) per il 19 luglio prossimo nella Sala comunale.
"Nessuna volontà di polemica ma davvero non si può prendere
posizione su un libro basandosi sul titolo." concludono dalla casa editrice.
Mursia, fondata nel 1955, ha una lunga tradizione editoriale di memorialistica
e saggistica storica. Nel suo catologo sono presenti oltre 500 titoli di storia
tra i quali ricordiamo: “Il libro della Memoria” di Liliana Picciotto
che raccoglie i nomi di tutti gli ebrei deportati dall'Italia e dal Dodecaneso,
oltre 100 titoli di memorie di sopravvissuti all'Olocausto, decine di memoriali
di partigiani e protagonisti della Resistenza tra i quali Rosario Bentivegna,
le memorie dei "ragazzi di Salò", diari di soldati italiani
internati nei campi di prigionia tedeschi, diari di soldati che hanno combattuto
sui fronti della Seconda guerra mondiale.
"Il libro di Carioti si inserisce in una lunga tradizione editoriale che
si basa sul principio che conoscere i fatti della Storia e discuterne non è
un pericolo per la democrazia ma ne è il fondamento."
IL LIBRO
Tra cronaca e storia si snoda il saggio
"Gli orfani di Salò" (pp. 294, 17,00 euro)
di Antonio Carioti, in libreria per Mursia,
che indaga sulla storia del neofascismo all'indomani delle fine della Seconda
guerra mondiale.
Tra il 1946 e il 1951, il periodo analizzato da Carioti, i giovani neofascisti
sono protagonisti di un vero e proprio movimento ideale e di piazza per il quale
l'autore conia l'espressione di "Sessantotto nero" evidenziando alcune
delle analogie con quello che sarebbe avvenuto dopo.
Egemoni nelle Università – i neofascisti nel 1950 all'Università
di Roma conquistano il primo posto nelle elezioni studentesche –, interpreti
di un sentimento patriottico che allora nessuno sembrava cogliere, raccolgono
numerosi consensi tra i giovani e non solo con le azioni per il ritorno all'Italia
di Trieste, ma soprattutto difesero per l'MSI il diritto a manifestare nelle
piazze.
Il movimento neofascista ha con i comunisti un rapporto contraddittorio: violenza
fisica nelle piazze seguita anche da code "eversive" (Carioti ha raccolto
testimonianze sul progetto di eliminare fisicamente Renato Mieli, allora direttore
de «l'Unità»), ma allo stesso tempo inaspettate aperture
al dialogo con il nemico comunista: «Pattuglia», giornale comunista
ospita articoli di Pino Rauti.
I giovani neofascisti hanno rapporti complessi anche con l'MSI al quale non
perdonano l'adesione al Patto Atlantico arrivando a contestazioni nei confronti
della dirigenza del partito che sfociano in occupazioni delle sedi missine e
a critiche durissime ad Almirante.
Ma non si limitano a lottare nelle piazze: gli orfani di Salò studiano,
discutono, pubblicano riviste, trovano maestri come il filosofo tradizionalista
Julius Evola.
Prima che i giovani di sinistra aprano il conflitto con il sistema, sono loro,
i giovani di destra, ad animare un movimento composto di "spiritualismo"
e di contestazione alla società e alle istituzioni emerse dalla Guerra.
Antonio Carioti, nato a Reggio Emilia nel 1961, ha esordito
come giornalista alla «Voce Repubblicana» e dal 2004 lavora alle
pagine culturali del «Corriere della Sera». È stato caporedattore
della rivista «Ventunesimo Secolo» e ha firmato diverse pubblicazioni,
tra cui Cinquant'anni di nostalgia (1995), un libro intervista con Marco Tarchi
sulla destra nell'Italia repubblicana. È autore del saggio Di Vittorio
(2004) sulla figura del leader storico della CGIL, di una Breve storia del presidenzialismo
in Italia (1997) e del pamphlet Maledetti azionisti (2001). Ha curato la riedizione
di scritti di Eugenio Reale, Dante Corneli, Giovanni Amendola e Mario Vinciguerra.
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