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L'IMPAGLIATORE
Di Luca Di Fulvio
I
fastidi non mancano nella vita dell'ispettore Amaldi quando l'impagliatore
fece le sue prime vittime. Lo sciopero dei netturbini, le richieste
d'aiuto di una bella universitaria perseguitata da un maniaco telefonico,
la misteriosa scomparsa dei documenti su un incendio doloso, la malattia
mortale dell'agente Ajaccio: l'impagliatore spazzò via tutto questo per
trascinare Amaldi in una caccia contro e attraverso il tempo, perché
l'orrore aveva radici nel passato. Tra
i ricordi della mia infanzia c'è anche l'immagine di una piccola marmotta
impagliata. Ci guardavamo per ore nei pomeriggi d'inverno: i suoi
occhietti di vetro nei miei.Mi sembrava, a volte, che volesse fuggire
dalla base di legno su cui era inchiodata per venirmi incontro ,
voleva muoversi, voleva dirmi qualcosa.
Mi faceva orrore e tenerezza, come il protagonista di questo romanzo.
Perché l'impagliatore è proprio come le sue vittime: immobilizzato per
sempre in un gesto del passato mentre attorno a lui la città va alla
deriva sotto un cumulo di immondizie.
Queste pagine hanno il sapore inquieto del peggiore degli incubi:
l'immobilità di fronte al pericolo. Che razza di testa è mai quella che
ha saputo metter in queste pagine un tale concentrato di paure? Quando si
arriva all'ultima riga e si chiude il libro, è difficile trattenere un
leggero sospiro. E il modo di guardare un trofeo di caccia non sarà più
lo stesso.
L'impagliatore vi aspetta.
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