| Grande Universale Mursia |
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Pascoli
costruì i due volumi dei Poemetti misurandosi con la forma metrica
più classica della poesia italiana, la terzina dantesca, portandola
a un limite estremo di dissoluzione, senza varcarlo, in un rapporto
dialettico con la tradizione, procedendo a una riforma di essa dall’interno.
A livello linguistico si nota una continua ricerca di termini dialettali
attraverso i quali si definiscono oggetti, abitudini, modi di vita,
schemi di comportamento propri di una cultura contadina alla quale il
poeta era particolarmente legato. I Primi poemetti ci tramandano però
anche i segni visibili dello scacco al quale il poeta non si poté
sottrarre nel suo progetto di «ritorno alla terra», i sintomi
di un disagio psichico ed esistenziale che si carica ai nostri occhi
di un emblematico significato storico. |
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L'autore |
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| GIOVANNI PASCOLI nacque a San Mauro di Romagna nel 1855. Dopo gli studi liceali frequentò l’Università di Bologna dove si laureò in Lettere. Intraprese quindi la carriera di insegnante di latino e greco presso vari licei finché nel 1905 non succedette a Carducci alla cattedra di Letteratura italiana all’Università di Bologna. La sua opera più significativa è rappresentata dalla produzione poetica (Myricae, 1891; Canti di Castelvecchio, 1903; Poemi conviviali, 1904; Primi poemetti, 1904; Nuovi poemetti, 1909). L’ultima fase della sua produzione è ricca di tematiche socio-politiche (Odi e inni, 1911; Poemi italici e Poemi del Risorgimento, postumi). Morì a Bologna nel 1912. |
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