Romanzi Mursia


ALBANAIA
di Augusto Bianchi Rizzi

 

Pagine 240
Euro 17,00
Codice 13091Q
EAN 978-88-425-3881-3

Siamo ridotti a un centinaio di uomini.
Cento poveri diavoli sporchi e barbuti
che si aggirano intontiti dalla fatica
e dal gelo, tossendo e starnutendo,
stretti nei loro miseri stracci, imbacuccati
come gioppini. Il freddo è costantemente
tra i venti e i quaranta gradi sotto zero.
Il gelo penetra nelle ossa, indurisce i muscoli,
gonfia i piedi e le mani, paralizza la mente.
Il fiato si gela sulla barba e sui baffi
e si trasforma in ghiaccioli.

AlbaNaia: gli alpini chiamavano così la guerra d’Albania. Laggiù, fra il 1940 e il 1941, centocinquantamila italiani finirono uccisi, congelati, dispersi, feriti: perdite ignorate in una guerra dimenticata. Questo romanzo, nato da un diario autentico ritrovato sessant’anni dopo, narra le imprese dei nostri soldati.
Il tenente-medico Vittorio Bellei, non ancora ventisettenne, parte volontario lasciandosi alle spalle la giovane moglie e un figlio di 15 giorni. Crede in Mussolini, ama la Patria, coltiva l’etica del sacrificio ed è convinto di lottare per il domani del suo bambino.
La guerra in trincea, d’inverno, a duemila metri, non è la passeggiata che il Duce aveva preannunciato: per gli alpini, male equipaggiati e peggio armati, è un calvario senza fine. Il tenente Bellei (unico medico in prima linea) assiste impotente ma, nemmeno per un istante dubita delle sue scelte.
All’entrata in azione delle truppe tedesche sul fronte balcanico la guerra d’Albania finalmente termina. I reduci sfilano per Bari di fronte a Mussolini. Al tenente Bellei, fascista esemplare, basta un suo sorriso per riprendere slancio: nuovi fronti lo attendono.

L'autore

Augusto Bianchi Rizzi, avvocato, scrittore e commediografo, vive e lavora a Milano. Tra le sue opere teatrali ricordiamo: Monologo a due (1984), L’ultimo dei Mohicani (1985), La vita è un canyon (1992), Ombre rosse (1993), Un uomo solo al comando (vincitore del Premio Vallecorsi 1997), Veronica e Guglielmo (2003); ha anche scritto il romanzo Figlio unico di madre vedova (1993), finalista al Premio Calvino.


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