JAN
BERNAS
CI CHIAMAVANO
FASCISTI. ERAVAMO ITALIANI
Istriani, fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti
Prefazione di Walter Veltroni
Un popolo abbandonato da un’Italia matrigna, che
dopo oltre sessant’anni ancora fa fatica a riconoscere dignità
e onore a migliaia di suoi figli, sacrificati per lavare gli
orrori di una guerra sciagurata.
Alla fine della Seconda guerra mondiale migliaia di italiani
di Istria, Fiume e Dalmazia si trovano senza alcuna difesa di
fronte all’odio etnico-nazionalista del regime di Tito, deciso
a jugoslavizzare quei territori. In 350mila fuggono, per essere
accolti in Italia tra diffidenza e indifferenza. Altri decidono
di rimanere, riscoprendosi giorno dopo giorno stranieri a casa
propria. A questi si aggiungono gli italiani del controesodo:
comunisti partiti alla volta della Jugoslavia per costruire
il Sol dell’avvenire. Un sogno finito nei campi di concentramento
titini. Paradossalmente, tutti subiscono la stessa accusa: «Fascisti!».
Gli esuli, perché in fuga dal paradiso socialista. I
rimasti, perché italiani.
In questo libro sono raccolte le testimonianze dei protagonisti
di questa odissea: le loro parole prendono per mano il lettore
e lo accompagnano lungo tutto il cammino che condusse un popolo
con lingua e tradizioni comuni a dividersi irrimediabilmente.
Un cono di luce che si accende su una pagina di storia italiana
troppo spesso dimenticata o raccontata solo attraverso gli opportunismi
della politica.
Jan Bernas, giornalista italiano di origine polacca, nasce a
Roma nel 1978 e attualmente lavora per l’agenzia di stampa Apcom
occupandosi dell’Europa Centro-Orientale e Balcanica. Scrive
per «Il Messaggero» e collabora con la Fondazione
Farefuturo, con il blog «Il Cannocchiale» e con
la rivista di geopolitica «Equilibri». Laureato
all’Università di Bologna in Scienze Internazionali e
Diplomatiche, ha conseguito un Master in European Policy presso
il College of Europe.
Pagine 192 pagine (testo: 184 + Inserto:
8)
Euro 16,00
Codice 14155W
ISBN 978-88-425-4456-2