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Testimonianze fra cronaca e storia |
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Poco dopo
la fine della guerra irrompe nelle scuole, nelle università e
nelle piazze d’Italia una presenza rumorosa e inaspettata: migliaia
di giovani che agitano i simboli e cantano gli inni del fascismo, guidando
le più affollate manifestazioni studentesche dell’epoca, quelle
per il ritorno di Trieste alla madrepatria. Molti sono reduci della
RSI, altri non hanno fatto in tempo a parteciparvi, ma tutti vivono
l’avventura di Salò come un mito eroico, l’ultimo sussulto di
dignità della nazione. Rifiutano l’Italia democratica, ma spesso
contestano duramente anche i dirigenti del MSI per la loro linea moderata
e compromissoria. Non si limitano a lottare nelle piazze, ma studiano,
discutono, pubblicano riviste, trovano maestri come il filosofo tradizionalista
Julius Evola. Sono i protagonisti di un «Sessantotto nero»
che lascia il segno nella vicenda della destra italiana. Questa è
la loro storia. |
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L'autore |
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| Antonio Carioti, nato a Reggio Emilia nel 1961, ha esordito come giornalista alla «Voce Repubblicana» e dal 2004 lavora alle pagine culturali del «Corriere della Sera». È stato caporedattore della rivista «Ventunesimo Secolo» e ha firmato diverse pubblicazioni, tra cui Cinquant’anni di nostalgia (1995), un libro intervista con Marco Tarchi sulla destra nell’Italia repubblicana. È autore del saggio Di Vittorio (2004) sulla figura del leader storico della CGIL, di una Breve storia del presidenzialismo in Italia (1997) e del pamphlet Maledetti azionisti (2001). Ha curato la riedizione di scritti di Eugenio Reale, Dante Corneli, Giovanni Amendola e Mario Vinciguerra. |
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