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Testimonianze fra cronaca e storia |
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Tra il
1848 e il 1938 la partecipazione dei cittadini di religione ebraica
alle forze armate italiane fu attiva e decisiva sia in pace sia in guerra.
Prendendo parte con valore a tutte le battaglie risorgimentali e a tutti
i conflitti successivi, essi dimostrarono un forte senso d’identità
con i destini della Patria e del regime fascista. Durante il Risorgimento il re Carlo Alberto concesse piena uguaglianza, integrazione ed emancipazione alla minoranza ebraica. Il patriottismo e il militarismo fecero il resto, sostituendo l’appartenenza religiosa, creando un’identità nazionale solida e annullando qualsiasi differenza tra cristiani e israeliti. La situazione imperturbata si protrasse anche in periodo fascista: alcuni collaboratori di spicco di Mussolini erano ebrei e il consenso non mancò, come non si esaurì il continuo affluire dei giovani israeliti in divisa. Con la guerra di Etiopia, la sterzata totalitaria e l’avvicinamento alla Germania nazista, la politica mussoliniana cambiò rotta puntando alla progressiva discriminazione e persecuzione degli ebrei italiani, militari compresi. |
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L'autore |
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| Giovanni Cecini, nato a Roma nel 1979, è laureato in Scienze Politiche e in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Socio dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e collaboratore dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, è autore di articoli e saggi sulle riviste «Unuci», «Ha Keillah», «Il Secondo Risorgimento d’Italia», «Nike - La rivista delle scienze politiche» e «DEP» dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, tra cui L’occupazione italiana della Provenza (2005), Un intellettuale italiano: «l’Educatore fascista» Giovanni Gentile (2006) e Dall’Impero alla Repubblica. Il Corpo di Spedizione italiano in Anatolia (2007). |
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