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Testimonianze fra cronaca e storia |
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«Le corazzate unite agli incrociatori di tipo rapido faranno sì che la cooperazione dell’Italia potrà essere apprezzata e la sua inimicizia temuta anche da Inghilterra, Francia o Russia e certamente da qualunque altra potenza europea.» Benedetto Brin, 1881 Un «oggetto» industriale e militare, in questo caso la corazzata, nel XIX e XX secolo diventò un simbolo che rappresentava l’Italia, ma gli «oggetti» come questo hanno sempre alle spalle una storia di uomini. Alla base ci sono stati politici e statisti che ne hanno deliberato la costruzione, ingegneri che ne hanno progettato le linee e le caratteristiche, operai che hanno costruito gli scafi, le macchine e le artiglierie, marinai che le hanno fatte navigare e le hanno condotte in battaglia e, soprattutto, cittadini che le hanno pagate. Al di là di una critica a posteriori priva di senso se non si tiene conto delle scale di valori di un mondo ormai scomparso, rimane il dovere morale di contribuire a dare il giusto significato storico a quanto i nostri antenati cercarono di ottenere per il loro Paese con uno sforzo economico, sociale e tecnologico quale fu la costruzione di una flotta di navi corazzate, la massima espressione di sé che una nazione di quell’epoca poteva, o voleva, dare. Pagine 272
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L'Autore |
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Achille Rastelli nato nel 1944 in Brianza, si occupa da molti anni di storia navale e, più in generale, di storia militare. Autore di numerosi libri, con Mursia ha pubblicato Bombe sulla città. Gli attacchi aerei alleati: le vittime civili a Milano, La portaerei italiana, Carlo Fecia di Cossato. L’uomo, il mito e il marinaio e, con Maria Pia Pezzali, Storia della motonave Viminale. |
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