Testimonianze fra cronaca e storia


PRIGIONIERO IN RUSSIA
di Lelio Zoccai

«Nel 1945 Mosca dichiarò che in Russia non rimaneva nessun prigioniero.
Non era vero. C'erano ancora 28 reclusi
italiani, fra questi Lelio Zoccai,
che fu rimpatriato l'11 luglio 1950...»

 

Otto anni di prigionia in Russia, di cui cinque passati ai lavori forzati: Lelio Zoccai, caporalmaggiore della 9ª compagnia del XXX battaglione guastatori alpini, è uno degli ultimi testimoni ancora viventi di un calvario costellato di croci, di fame, di malattie, di torture fisiche e psicologiche, di interrogatori umilianti, di processi farsa. Nei confronti dei soldati prigionieri, l'NKVD, l'onnipresente polizia politica russa, tenne un atteggiamento disumano, spiandoli di continuo, sottoponendoli a ricatti odiosi e impedendo ogni contatto con le famiglie, che ne attendevano angosciate il ritorno a casa.
Il diario di Zoccai è un violento «j'accuse» non solo contro la barbarie dei carcerieri ma anche contro i «volonterosi complici» italiani che nei lager russi accettarono di essere aguzzini dei loro compatrioti. Un atto d'accusa che non risparmia chi sapeva e per opportunità politica o complicità ideologica ha taciuto.

L'Autore


Lelio Zoccai è nato a Thiene (Vicenza) nel 1921. Si arruola volontario nel 1939 nei guastatori alpini e viene inquadrato nei ranghi della divisione Julia. Nel 1942 va in Russia dove verrà fatto prigioniero nel 1943. Ha ricevuto un encomio solenne e due croci al merito di guerra per atti di valore sul campo. Oggi vive a Thiene ed è un imprenditore di successo.


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