| Testimonianze fra cronaca e storia |
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Il ritorno
di Gibilterra in mani amiche, lo sfruttamento delle Baleari contro le
linee di comunicazione francesi e la penetrazione dell’industria italiana
in Spagna costituivano gli obiettivi politico-strategici da conseguire
con il generoso intervento nella guerra civile spagnola, scoppiata nel
luglio del 1936. Per interrompere il flusso di aiuti militari provenienti
dall’Unione Sovietica e diretti ai governativi, Mussolini mise in campo,
a favore degli insorti nazionalisti del generale Franco, considerato
suo alleato anche per il futuro, sommergibili e navi della Regia Marina. L’autore afferma che anche se tali obiettivi furono perseguiti con aggressività e risolutezza, contravvenendo al diritto internazionale, non si deve giungere alla troppo semplicistica conclusione che la Regia Marina fosse una forza armata di fascisti. Allora, come oggi, ogni marina era uno strumento al servizio della politica estera dello Stato di appartenenza, a prescindere dal tipo di governo, ed eseguiva precise direttive e chiare «regole d’ingaggio». |
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L'autore |
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| Patrizio Rapalino, capitano di vascello della Marina Militare italiana, è nato ad Alba nel 1961. Dopo il Collegio Navale Morosini, ha frequentato l’Accademia Navale dal 1980 al 1984. è stato imbarcato per oltre 15 anni a bordo di diverse unità, partecipando a numerose missioni all’estero. Laureato in storia all’Università di Pisa nel 2000, è docente di strategia dell’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. Collabora con riviste specializzate su argomenti di politica estera e militare. |
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