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VITA
DI GUERRA E DI PRIGIONIA
di Pietro Ferrari
La
Grande Guerra vista con gli occhi di un soldato semplice, che ha combattuto
sull'Isonzo e sul Carso, ed è stato fatto prigioniero. Una testimonianza
delicata e tragica che riassume il dramma di una generazione mandata
a morire in trincea
Un diario,
alcuni componimenti, due quaderni sono la testimonianza della Prima
guerra mondiale vissuta da un soldato semplice di Vaiano Cremasco, un
fante.
Dopo aver combattuto per due anni in varie brigate, il 5 settembre 1917
Pietro Ferrari fu fatto prigioniero sull'Hermada, quasi a conclusione
dell'undicesima battaglia dell'Isonzo. I suoi quaderni sono il racconto
dell'esperienza al fronte e poi della prigionia a Belgrado, nella Serbia
occupata dall'Austria, e infine del viaggio di ritorno al termine del
conflitto. Agli orrori dei combattimenti seguono i morsi della fame,
i maltrattamenti e le difficoltà del rientro in una patria sconvolta
dalla guerra attraverso il nuovo Stato jugoslavo.
Oltre al diario, il lavoro di riordino dei suoi quaderni comprende anche
i versi e i canti che il soldato ha composto al fronte e che poi ha
ricopiato in bella calligrafia alla fine della guerra.
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