Poesia: Loi F.: L'aria del temp
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Loi F.: L'aria del temp

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Descrizione veloce

Raccolta di poesie in milanese con traduzione italiana, ispirata alla realtà quotidiana e alla città di Milano.

Qta:

L'aria del temp
Franco Loi

 

Pagine: 110
Codice: 16855
EAN 9788842541080
Collana: Argani

 

La vûs sculta la vûs per retruâss, el temp che dré del temp se fa de aria... ...L’è lì, la sta sül fil de la campagna e par che nel tasè l’è un recurdâss...

 

Traversatore di lingue italiane d’Europa, Franco Loi interseca il parmense materno con il genovese acquisito del padre, sardo, per dare frutto poi nella lingua di Milano. Secondo l’assunto che gli idiomi sono di chi se ne appropria, come le donne nel ratto delle Sabine, fino a farne sviluppare in modo nuovo l’albero genealogico, parimenti accade a Loi, in poesia, con il dialetto mediolanense. Ancora, così come si dice che il calabrone non ha la struttura per volare ma lui non sapendolo decolla liberamente, similmente qui viene, in modo palese, contraddetto il concetto pasoliniano della «garrulitas», che darebbe alla lingua utilizzata da Loi non molte poetiche speranze. Loi diluisce il principio della forza di gravità insita nelle parole del dialetto che adopera, alleggerendole fino a trasformare un masso linguistico in una «Nike di Samotracia» poetica. Le stesse pietre verbali che spingono magari facilmente a immaginare il troppo scontato rito della lapidazione possono dare luogo, se la mano poetica è quella buona, a una verticalità lievitante, scontrosa, popolare e lirica. Così nella pesantezza della sua lingua dialettale, Loi infonde l’altrettanto suo pneuma della poesia, e allora il calabrone citato prorompe nelle rispettive, così poco pesevoli, acrobatiche evoluzioni. Il maturo esordio di questo autore è elemento di sbaraglio, non solo nello specifico dell’enfantprodigismo giovanilistico-mediatico, traboccante oramai fino nei recessi ministeriali. Era Feuerbach a ricordarci che siamo quello che mangiamo. Parafrasando si potrebbe ritenere che la poesia non prescinde dalla biografia dell’autore. Quella di Loi ha intercettato i momenti civili più drammatici del secondo Novecento. Forse anche per questo è nel semplice dell’humus veritativo che la sua poesia va tranquillamente a dilavare.


L'autore

Franco Loi è nato a Genova nel 1930. Dal ’37 vive a Milano, città di cui ha adottato il dialetto. Dopo essersi diplomato in ragioneria e avere svolto diversi lavori, entra all’Ufficio stampa della Mondadori e nel 1973 esordisce con la raccolta I cart e poi pubblica Poesie d’amore (1974). Si afferma con il poema Stròlegh (1975), a cui seguono, tra le altre opere, Teater (1978), L’Angel (1981), Amur del temp (1999) e Isman (2000). Ha pubblicato anche un libro di racconti, L’ampiezza del cielo (2001), e, oltre a numerosi saggi, la raccolta Diario breve (1995).


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