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Calvi di Bergolo P.: Ricordi di famiglia

: Non disponibile

: Storia e Testimonianze

: Ugo Mursia Editore

€10,00 €20,00

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Ricordi di famiglia
Pierfrancesco Calvi di Bergolo

Come ramo cadetto di una casa regnante in esilio, non mi spettava più nessuna corona da onorare, nessuna fetta dell’impero da  difendere, nessuna terra da liberare dagli infedeli. Avevo davanti a me il mondo e, finalmente libero, dovevo e potevo affrontarlo a modo mio.

Pagine: 336
Codice: 13422
EAN 9788842534600
Collana: Biografie

 


 

Pierfrancesco Calvi di Bergolo aveva sei anni nel 1939, quando l’Europa stava per affrontare il momento più drammatico della sua storia e il suo mondo di bambino, nipote del re d’Italia, stava per cambiare inevitabilmente. Figlio della principessa Jolanda di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro, Pierfrancesco era un ragazzino molto vivace e la sua infanzia nelle dimore sabaude sparse per l’Italia è costellata di aneddoti divertenti e spensierati. Ma la guerra e le notizie della caduta di Mussolini, dell’abdicazione del nonno e dell’esilio dello zio Umberto II raggiunsero anche lui, spiate attraverso una serratura o negli occhi preoccupati della madre. La sua avventurosa vita è una storia di viaggi e incontri straordinari: le fughe in tempo di guerra, l’esilio con i nonni in Egitto, la passione per l’automobilismo, i viaggi intorno al mondo e i lunghi soggiorni in Africa. Ora è tempo di raccontare con ironia e un pizzico di nostalgia, intrecciando i ricordi più intimi alle vicende della storia italiana dell’ultimo secolo. «Ho vissuto in altri posti, molti posti. Ho vissuto nella casa del re, in castelli antichi di secoli, in palazzi che altri re avevano preparato per noi, altri continenti, altri Paesi. Ho vissuto in vallate deserte, davanti a montagne che si perdevano tra le nuvole, in foreste che continuavano per centinaia di miglia, lungo fiumi larghi come laghi e sulle rive di laghi grandi come mari, nel deserto e sotto piogge che duravano dei mesi. Ho dormito in alberghi dove gli scarafaggi si rincorrevano da una parte all’altra della stanza, in tenda, per terra, in case di fango e paglia di riso. Ho vissuto in posti bellissimi, ma alla fine sono tornato.».

 


 

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